Un ulteriore gruppo di 13 persone si trova adesso sotto indagine, portando a 50 il totale di coloro che rischiano di dover affrontare un processo per interruzione di servizio pubblico e blocco ferroviario. Questi individui hanno partecipato al corteo svoltosi il 3 ottobre a Massa, in segno di protesta per la situazione nella striscia di Gaza. La notizia è stata diffusa dalla Cgil Toscana, la quale ha annunciato che, in caso di rinvio a giudizio, proclamerà uno sciopero generale. Inoltre, il Sindacato ha avviato una raccolta fondi intitolata “La protesta non è reato”, per sostenere le spese legali e amministrative delle persone colpite da sanzioni.
Le motivazioni della protesta
Il corteo di Massa aveva come obiettivo quello di chiedere al governo di tutelare i volontari impegnati in tali situazioni. “Il sistema giudiziario ha risposto criminalizzando questa richiesta”, afferma la CGIL in una nota. Subito dopo la manifestazione, sono giunti avvisi di conclusione delle indagini a tutto il gruppo dirigente del sindacato. “Il messaggio è chiaro, così come l’intenzione di utilizzare una norma, introdotta con il pacchetto sicurezza dell’aprile 2025, per incriminare indirettamente forme di protesta che, sebbene possano risultare moleste, sono sempre espressioni di dissenso che andrebbero affrontate attraverso il dialogo piuttosto che con l’incriminazione”, prosegue il comunicato.
Richiesta di legittimità costituzionale
La CGIL sottolinea che non è solo il sindacato a considerare illiberale e discriminatorio il decreto contestato ai nuovi indagati, ma l’intera comunità giuridica, che lo definisce anche a tratti criminogeno. “È fondamentale che si richieda ai giudici di sollevare la questione di legittimità costituzionale, per iniziare a rispondere ai numerosi attacchi sferrati dal governo italiano ai principi fondamentali dello stato di diritto”, conclude il comunicato della CGIL.